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4月10日 IL FOGGIANELLOMa chi è il foggianello? E' forse un essere mitologico? Un essere superiore dalle doti e dai poteri illimitati? Chi si è dato queste risposte non è poi andato tanto lontano dalla verità... Al giorno d'oggi i foggianelli si concentrano soprattutto nella bassa Daunia, estendendo la loro piena egemonia solamente in una piccola regione della provincia di Foggia (ovvero la città vera e propria). Le disquisizioni sull'appartenenza dei ceppi limitrofi, alla specie foggianello hanno portato a numerosi dibattiti tra gli esperti di etnologia. Al giorno d'oggi si tende a considerare foggianello esclusivamente un limitato numero di cittadini foggiani, autoctoni da più di due generazioni, per motivazioni che verranno approfondite meglio in seguito. Naturalmente fanno parte di questo gruppo anche coloro che essendo vissuti per almeno 13 anni a Foggia, hanno subito la dura diaspora che ha portato il foggianello a colonizzare le terre da un capo all'altro del mondo. Per capire questo concetto bisogna sapere che foggianelli non si nasce ne si muore. Alcuni lo diventano e lo sono soltanto per un breve periodo della vita e precisamente dai 15 ai 23 anni (nel peggiore dei casi), o ai 34-35 nel migliore. ESTRAZIONE SOCIALE DEL FOGGIANELLO Contrariamente a quanto si possa pensare il foggianello non proviene dal ceto meno agiato della popolazione, bensì dalla piccola e talvolta media borghesia foggiana. Ma come è possibile riconoscere un foggianello? In genere lo si individua non appena apre la bocca e pronuncia una frase o un qualsiasi tipo di suono gutturale, inconfondibile e caratteristico. Qualora si dovesse incontrare per strada un membro della specie lo si può riconoscere facilmente dall'abbigliamento e dal caratteristico modo di camminare... L'abbigliamento estivo del foggianello è il seguente:
Di inverno il foggianello fa la muta... Cambia il guardaroba e vi inserisce nuovi capi:
Oltre all'abbigliamento, di cui già abbiamo discusso, il foggianello si riconosce per la sua cadenza e il suo vocabolario, definiti spesso dai critici, regali e promotori della rinascita della vera e propria lingua italiana, non oltremodo imbastardita da termini anglosassoni, i quali vengono eventualmente foggianellizzati una volta entrati nell'uso comune del foggianello. Non è un caso che il premio Nobel per la letteratura Dario Fo abbia esortato gli stessi membri dell'Accademia della Crusca, nonchè tutti i cittadini che desiderano acculturare il proprio lessico di "sciacquare i panni nell'Ofanto", riprendendo una citazione del grande Alessandro Manzoni, quando ancora il toscano veniva considerata lingua madre dell'odierno italiano. Fare una descrizione completa delle innovazioni e delle espressioni idiomatiche del foggianello è compito arduo e pretenzioso, ma si cercherà di esaudire l'anelito dell'autore (vedi sezione 'vocabolario'). La gestualità del foggianello è innata e rappresenta uno dei più importanti segni di riconoscimento... Innumerevoli sono gli esempi che si potrebbero citare. Tra di essi ricordiamo per esempio il tipico stile di guida dello scooter. Bisogna prima di tutto dire che il foggianello, prima del compimento della maggiore età, si sposta preferibilmente in città con booster possibilmente truccato, la cui velocità massima non deve scendere al di sotto dei 90-95 km orari. Il casco non è ovviamente previsto, in quanto ciò potrebbe recare seri danni alla capigliatura scolpita del nostro eroe. Lo stile di guida è il seguente:
Qualora il foggianello abbia già compiuto i 18 anni allora egli può passare a guidare un automobile. La guida è estremamente sportiva. Particolare importante è il fatto che egli non guida con il volume dello stereo più basso di una certa soglia, e precisamente quella che impedisce a chi è all'interno dell'auto di intraprendere una conversazione normale, senza cioè provocare danni permanenti alle proprie corde vocali e all'udito dell'interlocutore. La comunicazione con gli altri automobilisti è frequente e molto forbita. Di solito, tuttavia, il foggianello 'guidatore' comunica esclusivamente per comunicare il proprio disappunto. Fermi ad un semaforo, per esempio, qualora il tempo di risposta della macchina che gli è davanti, una volta scattato il verde, eccede i 30 millisecondi, il foggianello appoggia più o meno dolcemente la mano sul clacson per 5 secondi ed avverte gentilmente colui che gli è davanti di accelerare. Il tutto è accompagnato di solito dalle parole: "Voccapi', te e' mov' o no?", che in italiano spurio suona come "Signore, scusi, andrei di gran fretta, potrebbe partire per favore?". La musica preferita del foggianello in macchina è house, techno o al limite commerciale, e i suoi artisti preferiti sono Gigi D'Agostino e gli Eiffel 65. Il portamento del foggianello è inconfondibile: gambe leggermente aperte e piedi orientati secondo la direzione 10:10 dell'orologio. Testa leggermente incavata all'interno delle spalle e mani rigorosamente nelle tasche del cappotto. In genere ogni 15-20 passi il foggianello effettua un riposizionamento dei testicoli con un leggiadro movimento della mano. Il foggianello è molto attaccato alle sue origini daune. Per questo raramente cade nell'errore di parlare una lingua spuria come l'italiano. In genere lo fa esclusivamente in pubblico per dimostrare di conoscere anche un altro idioma, o per rispetto ad eventuali ospiti stranieri. Tuttavia i risultati sono spesso insoddisfacenti, un po' per la diversa costruzione della frase (che resta rigorosamente foggiana), un po' perchè dopo le prime quattro parole in italiano il foggianello cede e lancia una scarica di parole in foggiano stretto, incomprensibili ai più. Quando invece i suoi nervi saltano irreprensibilmente, non c'è verso di fargli parlare italiano e anzi chiude maggiormente il suo accento, tanto da lasciare di stucco anche gli altri foggianelli attorno a lui. Ricordo per esempio una espressione molto colorita che un foggianello agli albori della sua vita disse nei confronti di un suo simile che gli aveva malauguratamente messo uno sgambetto: "Vafammocc' a chi te' stramilamurt , n'terr, n'cìl, n'croc', e azzuffunn't ind' a la ciannett' p'lùs e bastard' d' qua putt'n d' mam't!" Che in italiano spurio suona come: "Vai a fare in bocca a chi ti è morto ripetutamente, in terra, in cielo, in croce, e stipato nel apparato genitale villoso e non proprio legittimo di quella donnetta di tua madre!" Tra i luoghi di riposo eletti dal Foggianello vi sono le discoteche. In genere frequenta "IL" Domus (mi raccomando all'articolo, che non è dovuto al suo maschilismo o narcisismo per la sua condizione di macho, ma perchè la parola Domus non contiene la A e quindi non può essere femminile per antonomasia), ma anche le discoteche del Gargano o quelle più lontane della riviera romagnola lo allettano. Lui adora la musica perchè si concilia con la sua voglia di scatenarsi e di spaccarsi come un vero e proprio guerriero della notte, ma ciò che rende la disco ancora più interessante è la presenza dell'altro sesso. Ed infatti è quì che comincia "La Caccia".... La caccia Quando il Foggianello decide di andare in discoteca è per cacciare. I film di Selene ormai lo hanno annoiato ed è giunto alla conclusione che uno con la sua esperienza non può più fare da solo... C'è bisogno di qualcuno (anzi qualcuna) che lo meriti. E quale cosa più bella che divertirsi e insieme sfogare i propri istinti animali? La caccia parte di solito subito prima che comici la musica pesante. Il foggianello si apposta vicino al bancone, fumando la sua sigaretta in stile James Dean e sorseggiando il suo caro Angelo Azzurro. Dopodichè inserisce il radar: si guarda in giro assetato, nonostante stia bevendo, affamato, nonostante il suo buzzo gli ricordi che la prossima volta deve dire alla madre che due piatti di orecchiette sono davvero troppi, e infine.......TIN TIN TIN TIN TIN! La preda è lì! "Mamm' quell' è propi' porc'", pensa, che in italiano spurio suona come "Penso che se vado lì e mi presento ho buone possibilità di conoscere quella ragazza e di intraprendere una conversazione colorita con lei. E non solo..." A questo punto le braccia e le gambe cominciano a muoversi da sole, un fremito lo scuote e il foggianello si butta nella mischia! Se la ragazza è sola con le sue amiche la strada è spianata: si piazza dietro di lei e comincia a ballare indifferente. Altrimenti, come spesso succede, sono presenti anche gli amici della ragazza e allora bisogna stare solo un pochino più attenti. Se la ragazza non lo ha ancora notato (possibile?: mah!) comincia ad avvicinare il suo bacino quello della donzella cercando di fingere continui scontri fortuiti culo-culo. Lei, di solito, per cercare di capire che cosa sia questo essere indemoniato che si dimena dietro di lei si gira per un momento.Allora, realizzato, lui la guarda con l'espressione di chi dice "Mamm' e chi so'!", che in italiano spurio suona come "Perchè mi osservi mia cara e non dici niente? So che ti ho colpito, non poteva essere altrimenti ma devo dirti che io credo al sesso prima del matrimonio ma non ai colpi di fulmine". In realtà il fulmine il foggianello rischia a questo punto di prenderlo in faccia dall'amico forzuto che si butta in aiuto della donzella lanciandogli un'occhiataccia. Il foggianello a questo punto pensa "U' stù, che cazz' t' guard', che vuij' da me se a cumbagna tuij è porc' e sà vòl fà?", ovvero "No, giovane baldo, non cercare di separare due cuori ormai uniti dal destino". La situazione però non è precipitata,e si passa alla fase due. Il foggianello si gira e comincia a fissare la ragazza. Dopo un po' decide di farsi avanti, intanto sceglie una frase dolce che gli consegni la vittoria definiva. Per esempio: "E' mezz'ora che ti sto guardando, non mi dici niente?". La risposta si fa attendere un po' di solito, anche perchè e chiaro che trovarne una ad una domanda così è un'impresa alquanto ardua. Poi di solito ci scappa un "grazie, sono fidanzata" se la ragazza è gentile, altrimenti la risposta più ovvia (ma è solo in caso di ragazze cafone, e ricordiamo qui che il foggianello NON E' CAFONE) è: "Oh, ma che n'n c' vìd', cecagghiò'!", ovvero "Ti suggerirei di prenotare una visita dall'oculista". A questo punto il foggianello resta paralizzato per un momento, non capendo o non volendo capire la risposta, e autoconvincendosi che la ragazza non era italiana, ma soprattutto non era poi così interessante decide di far ripartire la caccia... Un discorso a parte certamente va fatto per l'auto del foggianello. E' riconoscibile a tre kilometri di distanza, non solo per i colori e la carrozzeria discreti e poco vistosi rispecchianti il carattere del foggianello, raffinato e sobrio, ma anche per le vibrazioni sonore, dovute allo stereo calibrato su un minimo di 200 dB, e all'onda d'urto provocata dai due scarichi modificati (il cosiddetto marm'ttòn) che fuoriescono dal retro. E' lo status symbol del nostro eroe, ciò che lo rende davvero uomo e per cui si vanta spesso con gli amici la sera in piazzetta. Il prestigio dell'auto non deriva tanto dalla casa costruttrice (particolare alquanto irrilevante). Che sia una semplice Autobianchi fuori produzione da tre decenni o l' Alfa Romeo 146 è lo stesso: la differenza la fanno gli accessori. Il motivo di questo comportamento? Gli etologi lo studiano da tempo. Si pensa sia dovuto alla impossibilità del foggianello a mostrare alla femmina la coda colorata e il piumaggio, ormai quasi del tutto eliminato dall'evoluzione. In alcuni soggetti, tuttavia, permangono testimonianze sul petto (estremamente villoso), messo in mostra alla guida mediante la camicia aperta fin sotto il quarto bottone. In definitiva, verosimilmente, il foggianello trasferisce sull'auto il desiderio di mostrare colori sgargianti e virilità alla femmina. Si può dire che la macchina superaccessoriata e vistosa lo renda più uomo. Vediamo dunque di andare a descrivere le peculiarità ricorrenti dell'auto stile foggianello:
La scalata sociale della specie foggianello si concretizza spesso nella creazione di una attività privata di tipo commerciale (o nell'attività lavorativa di commesso/a): negozi d'abbigliamento, bar, ristoranti sono nati come funghi nel centro della grande capitale della Daunia. Ed è proprio in questi luoghi che un ipotetico etologo interessato al foggianello dovrebbe recarsi per uno studio approfondito della specie. Il punto fondamentale della questione è che, verosimilmente, gli antenati dei commercianti/commessi foggianelli, erano stati abituati sempre a trattare con esseri meno senzienti di loro, quali mucche, maiali, anatre e galline, il che, almeno in un primo momento (diciamo per i primi 65 anni di attività lavorativa), ha portato ad una difficoltà generalizzata ad interfacciarsi civilmente con il cliente. Non è raro infatti che, una volta entrati in un negozio gestito da un foggianello, ci si trovi ad operare in un contesto che quantomeno scoraggia l'acquisto. Ad attendere all'ingresso il cliente, infatti, si trova quasi sempre il commesso/a foggianello. E' palese, ed interpretabile dal suo sguardo, la difficoltà di questi ad esprimersi verbalmente. L'abitudine lo porterebbe ad urlare : "Sciò, sciò, nel pollaio!", quando però si rende conto di essere in un negozio d'abbigliamento frena i suoi istinti ed accoglie (nel migliore dei casi) il cliente con un leggiadro suono gutturale. Il cliente a questo punto fa la sua richiesta. E' il panico. Panico totale. Il commesso deve cercare di interpretare velocemente quello che ha sentito e visto che nella maggior parte dei casi ha bisogno di quei cinque-dieci minuti decide di prendere tempo e di mostrare al cliente quello che a LUI sta passando nella testa in quel momento. Quando poi il cliente allibito gli domanda perchè gli stia mostrando un giaccone Woolrich quando lui gli ha semplicemente chiesto un cappellino di lana, il commesso foggianello, con uno scatto di orgoglio rientra nel mondo e può finalmente cominciare ad esporre la merce... Una volta giunta al neurone del commesso la domanda, visto che non ha la benchè minima idea di cosa significhi va a chiedere informazioni al commesso più esperto. Anche questi non sa cosa tutto ciò voglia dire e va a chiedere aiuto ad un commesso ancora più esperto e così via. Finchè non vengono interpellati tutti i dipendenti del negozio. Giunti alla fine, i dipendenti concordano sul fatto che sicuramente il capo d'abbigliamento si trova in magazzino. Qualcuno scende. Dopo quasi mezz'ora di attesa il commesso risale. La prima parola che viene pronunciata da questi è: "Mi dispiace i cappellini di lana sono esauriti, ma abbiamo questo fantastico Woolrich da proporle, se no dobbiamo andare su una sciarpa...". Quando poi il cliente con un'occhiata furtiva nota una pila di cappellini proprio davanti a lui, fa notare la cosa al commesso, che dice: "E sì, se no dobbiamo andare su questo genere", che in realtà è proprio quello che si stava cercando! A questo punto scatta il meccanismo di convinzione da parte del commesso: "Sì, questo è proprio tranguillo, ti sta pure bene, il rosso lo puoi mettere ovunque, l'arancione poi si porta quest'anno, io ce l'ho uguale, che ci vogliamo mettere su?, un pantalone non ti serve?". Giustamente il cliente che ha visto un solo modello di cappellino, chiede anche un'alternativa. Ma ormai il commesso ha giustamente esaurito la sua pazienza: "Insomma", pensa, "ti ho trovato pure quello che cercavi, mò che cazz' vu?". E allora esclama: "No, mi dispiace, della tua taglia è l'unica. Poi c'è solo quello in vetrina". Il cliente, a volte, fa un ultimo tentativo e decide di provare anche quello in vetrina. E quì scatta la supplica del commesso: "Ma te lo devo proprio prendere? Ma sei sicuro? No perchè se no devo smontare pure la vetrina... Se vuoi guardiamo queste sciarpe..." Quando leggermente innervosito il cliente fa notare che la richiesta non era quella, il commesso, che non si assume di certo la responsabilità di perdere il cliente, gli esclama: "Allora, provi a dare un'occhiata quì in questi scaffali, sicuramente troverà qualcosa". Della serie: "Allora vid' e che cazz' e' fa', n'n vogghi' sapè nind', vidatill' da sùl! Quist' teng'". |
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